Gratuito patrocinio, compenso attività stragiudiziale sempre dovuto. Nota a sentenza GDP di Arona n. 34/2013 del 16/01/2013

Gratuito patrocinio, attività stragiudiziale non seguita da giudizio, compenso sempre dovuto.
Giudice di Pace di Arona, sentenza n. 34/2013 del 11-16/01/2013.
Nota di Avv. Cristian Sorrentino

Secondo pacifica giurisprudenza (v. per tutte Cass. 24723/2011), il T.U. 115/02 in materia di patrocinio a spese dello Stato (artt. 85 e 124) contempla esclusivamente la difesa giudiziale, e quindi, l’esistenza di un procedimento è condizione essenziale ai fini della sostituzione dello Stato nel pagamento del compenso al difensore.
Per l’attività stragiudiziale svolta dall'avvocato, ma non seguita dal giudizio per il quale il cliente è stato ammesso al beneficio, non possono essergli chiesti compensi a pena di illecito disciplinare, e questo secondo l’interpretazione del citato D.P.R. n. 115/2002, art. 85, come svolta dal C.N.F. (decisione 210 del 15/12/2011) e confermata dalla Suprema Corte (sentenza n. 9529 del 19/04/2013).

La sentenza qui in esame, pronunciata dal Giudice di Pace di Arona, non fa alcuna distinzione tra attività stragiudiziale prodromica al giudizio o meno, ma in aperto contrasto all’orientamento degli Ermellini e del C.N.F., sancisce il diritto, per il difensore della parte ammessa al gratuito patrocinio, ad ottenere il pagamento a carico del cliente per qualsiasi tipo di attività stragiudiziale non seguita da un giudizio. Inoltre, per il GDP, il diritto al compenso sorge anche se il cliente non è stato informato della non efficacia del gratuito patrocinio, e la motivazione è che non può ammettersi un’attività professionale non retribuita.


SENTENZA
REPUBBLICA ITALIANA
UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI ARONA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO _
Il Giudice di Pace di Arona avv. Filippo Bertozzi ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa civile n; 2212011 R.G.C. promossa da:
Avv. F.P. nata ad
in proprio ed elettivamente domiciliata
-attrice-
CONTRO
S.L. nata
assistita e rappresentata da Avv. P.M.
ed elettivamente domiciliata in
-convenuta-
CONCLUSIONI DELLE PARTI
Per parte attrice
Voglia l’IIl.n1o Giudice di Pace adito, respinta ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, così giudicare in legittimo contraddittorio o declaranda contumacia:
- dichiarare tenuta e condannare in forza di quanto dinanzi esposto la sig.ra S.L. a corrispondere alL Avv. F.P. 1a somma di € 948,36 (o quella maggiore o minore che risulterà di giustizia) a titolo di compenso per l'attività professionale svolta con il aggravio degli interessi legali dalla domanda all'effettivo soddisfo, il tutto nel limite della competenza per valore del Giudice adito. Con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa.
Per la convenuta
Voglia il Giudice di Pace Ill.mo, contrariis reiectis: rigettare la domanda perché infondata in fatto ed in diritto. Col favore di spese, competenze di causa e fatta salva l'applicazione dell'art. 96 co. 3 e.p.c. ove il Giudice ne ravvisi i presupposti.
SVOLGIMENTO DEL GIUDIZIO
Con atto di citazione ritualmente notificato l'avv P. ha convenuto in giudizio la sig.ra S. per sentirla dichiarare tenuta al versamento, in suo favore, della somma di € 948,36 oltre interessi dovuta in pagamento di prestazioni professionali svolte nell'ambito di vertenza con l'ex coniuge della convenuta. A sostegno della domanda l'attrice ha esposto di esser stata ammessa al gratuito patrocinio per l'avvio, in favore della S., di azione giudiziale nei confronti dell'ex coniuge, azione poi non promossa stante l'intervenuto accordo transattivo siglato tra le parti; e che una volta chiesta la liquidazione delle spese all'Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio ottenne il rigetto poiché né la norma né il provvedimento di ammissione coprivano le spese dì attività stragiudiziale, motivo per il quale ha emesso la parcella alla cliente. All'udienza del 13.7.2011 la convenuta si è presentata personalmente ed è stata dichiarata contumace. La causa è stata quindi rinviata al 14.11.2011 ove nessuno è comparso e quindi al 12,12.2011 dove la convenuta si è costituita col patrocinio di difensore contestando mancata debenza delle somme, perchè non assistite dal patrocinio a spese dello Stato. La causa è stata trattenuta a riserva e quindi, con ordinanza del 8.6.2012, rinviata per p.c. al 1.10.2012 dove è stata trattenuta a sentenza.
MOTIVI DELLA DECISIONE
La domanda attorea è fondata e come tale va accolta, seppur nei termini di seguito esposti. Non è contestato che l'avv. P. ha curato, nell'interesse della convenuta, l'assistenza in una vertenza con il di lei ex coniuge, per la quale era stata ottenuta l'ammissione al gratuito patrocinio in caso di avvio di azione giudiziale. E' accaduto che l'azione non è- stata neppure intrapresa, avendo l'avv. P. preventivamente contattato la controparte e quindi definito transattivamente vertenza. L'eccezione sollevata dalla convenuta non appare fondata.
Vero è che il difensore che abbia ottenuto l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato non può e non deve, a pena anche di illecito disciplinare, chiedere al cliente alcunchè per le prestazioni rese. Ma vero è che tale norma trova applicazione quando il legale abbia effettuato attività che sarà retribuita dallo Stato, la ratio di tale disposizione consistendo nella giusta previsione che il legale non può farsi pagare due volte, sia dallo Stato che dal cliente. Ma il caso in esame è diverso. L'avv. P. chiede il pagamento di prestazioni per le quali lo Stato non le corrisponderà nulla, essendo stata respinta la liquidazione dall'ordine di Busto Arsizio. Seguendo la rigida argomentazione della convenuta il legale che pure ha bene svolto il proprio incarico, evitando la lungaggine e l'alea di un giudizio ottenendo un risultato favorevole al cliente in via stragiudiziale, non avrebbe diritto ad alcun compenso. Non v'è chi non veda come tale assunto non possa essere condiviso. La questione si pone, a parere del giudicante, su un diverso piano. Ovvero, l'avvocato P. nell'atto dì far stipulare la transazione alla propria cliente, che pure ha 'sottoscritto accettando la risoluzione bonaria, avrebbe dovuto spiegare preventivamente che le spese — nulla prevedendo la scrittura — sarebbero rimaste a suo carico. A quel punto la convenuta avrebbe potuto decidere se accettare o meno l'accordo, o cercare di addebitarle alla controparte. Ciò non risulta sia stato fatto, come d'altronde si desume dalla richiesta di liquidazione presentata all'Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio, attestante la mancata conoscenza, da parte del legale, della non copertura dell'attività stragiudiziale. In ciò si configura una condotta negligente del difensore, sussumibile nella fattispecie di cui all'art. 1227 c.c. secondo cui il fatto colposo del creditore avv. P. ha concorso a cagionare il danno, consistente nel mancato pagamento della parcella. Né può, anche solo in via di equità, pretendere la sig.ra S. che l’avv. P. abbia svolto una prestazione - risoltasi peraltro in modo condiviso e favorevole - senza essere retribuita. Di qui si ritiene equo ridurre l’ammontare della somma dovuta all'attrice per l'attività che ha regolarmente e con risultato ottenuto, nella misura di € 500,00.
Le spese della presente lite vanno compensate, in ragione della reciproca soccombenza.
P.Q.M
il Giudice di Pace di Arona, definiti mente pronunciando sulla domanda proposta con atto di citazione notificato dall'avv. F.P. nei confronti di S.L. ogni diversa domanda ed eccezione disattesa e rigettata, così provvede: in parziale accoglimento della domanda attorea condanna S.L. al pagamento, in favore dell'attrice, della somma di € 500,00 oltre ad interessi legali dalla domanda al saldo. spese compensa.te.
Arona, 11.01.2013
Pubblicata 16.01.2013